Skip Navigation LinksHome Page > Servizi per il Turista > Cultura > Sofiana (Philosophiana) Cerca nel sito:

Sofiana


Sofiana racconta una lunga pagina della storia della Sicilia, specialmente della Sicilia granaria che fu “nutrice” (Catone) di Roma. La sua posizione geografica, la morfologia del territorio, la vicinanza con il fiume Nociara/Gela, i collegamenti con la Villa Romana del Casale ne rendono particolarmente interessante la visita, che consente di cogliere una particolare angolazione della vita e della storia di Roma. Le prime tracce della presenza dell’uomo si fanno risalire al bronzo antico (2.300 - 1.450 a.C.), documentata attraverso il rinvenimento di ceramica castellucciana [1] negli strati più profondi delle indagini condotte.
Il sito ha poi restituito materiale che ne conferma la continua esistenza dall’ epoca arcaica (VI sec. a.C.) fino a quella federiciana, cioè per circa duemila anni.



Fasi importanti della storia di Sofiana sono dagli archeologici riferite al principato di Augusto, al quale si deve una riforma del territorio allo scopo di poter organizzare meglio la raccolta e distribuzione delle merci e la riscossione delle imposte. Venne così a cavallo dell’era nuova fondata, probabilmente per sinecismo, una città alla quale, in base all’ipotesi soprattutto del prof. La Torre [2], fu dato il nome di Gela. L’antica fondazione rodio cretese era stata, infatti, distrutta da Finzia nel 282 a.C. e venne rifondata da Federico II soltanto nel XIII secolo d.C.
Il toponimo Philosophiana è dovuto al rinvenimento proprio in contrada Sofiana di laterizi con il bollo Fil Sof in contesti stratigrafici, però, non sicuri, per cui non è possibile effettuare un inquadramento cronologico preciso. E’ possibile, quindi, che in base all’ipotesi La Torre il sito prima si chiamasse Gela e successivamente Pilosofiana (“Gela nunc Philosophianis”)



Sofiana, dopo un periodo di benessere, seguito da una pesante crisi, divenne una statio lungo l’itinerario stradale che collegava Catania ad Agrigento e subì notevoli trasformazioni nelle epoche successive fino a scomparire nel XIII secolo.
Dal punto di vista archeologico diversi sono i rinvenimenti messi alla luce durante le campagne di scavo, in particolare di Dinu Adamesteanu e di Francesco La Torre. Sono state individuate quattro necropoli, a nord, nella zona sottotante all’ingresso della domus signorile; a sud, dove sorge la basilica; ad est, dove si trova una tomba monumentale, e ad ovest.



Le emergenze archeologiche più evidenti ed interessanti sono la statio e la basilica.
La prima comprende architetture di diverse epoche: la domus gentilizia, datata a cavallo dell’era nuova, che presenta alcune stanze ricoperte da cocciopesto, una con cornice a meandro e roselline realizzate attraverso l’inserto di pietra banca; un impianto termale riferibile al IV secolo d.C, integro nella sua struttura e con la particolarità di due piccole vasche quadrate, profonde poco più di un metro con dei sedili in pietra alla base, quasi certamente utilizzate come pediluvi; una serie di strutture di epoche successive, giustapposte all’impianto termale, tra cui due belle scale in arenaria.
Sul versante sud occidentale, all’interno della necropoli, si trova un’ interessante basilica, di cui rimane intatto l’impianto. Nata come tomba monumentale, venne trasformata in marthyrion, al quale fu poi aggiunta una navata centrale e successivamente due navate laterali, che inclusero delle tombe preesistenti. All’VIII secolo viene datato il piccolo esonartece, aggiunto all’esterno della navata centrale.
Le tombe, tutte del tipo a fossa, hanno restituito interessanti corredi (lucerne, piatti in sigillata africana, incensieri, orecchini, collane etc), in parte esposti nel Museo di Gela.



Il sito archeologico, amministrativamente appartenente al territorio di Mazzarino, è stato da due anni affidato dalla Soprintendenza di Caltanissetta alla Sezione “Litterio Villari” dei Gruppi Archeologici d’Italia, i quali si occupano della pulitura e della promozione. Può essere visitato dietro appuntamento telefonico, chiamando il numero 339 1483594.


(scheda a cura di Ugo Adamo)

[1] Castelluccio: località in territorio di Noto, dove per primo Paolo Orsi rinvenne ceramica con fondo giallino o rossastro e sovradipinture a motivi geometrici vari in nero, che caratterizza il bronzo antico.
[2] Gela sive philosophianis (It. Antonimi, 88,2) - Contributo per la storia di un centro interno della Sicilia romana in Quaderni dell’Istituto di Archeologia della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Messina pagg. 130 e segg.



« Indietro







Comune di Piazza Armerina Atrio Fundrò 1, 94015 - Piazza Armerina (En)
Telefono: 0935/982.111 - email: info@comunepiazzaarmerina.it
Posta Certificata: info@PEC.comunepiazzaarmerina.it
Coordinata IBAN: IT26J0521616800000000000784
Partita IVA: 00046540860
© 2009 Comune di Piazza Armerina - Note Legali - Credits